L'Albero delle Mozzarelle

Apparve così all’improvviso.
Pareva un albero come tanti.
Alto una decina di metri, fusto corto e ramoso,
corteccia rugosa e foglie grandi e verdissime.
Somigliava vagamente a un fico,
un fico gigante.
Ma un fico non era.
Se provavi a spezzarne un rametto
non usciva una linfa bianco latte,
ma sgorgava autentico latte di bufala.
E i suoi frutti non erano frutti ma vere e proprie mozzarelle.

L'albero delle Mozzarelle

Apparve così all’improvviso.
Pareva un albero come tanti.
Alto una decina di metri, fusto corto e ramoso,
corteccia rugosa e foglie grandi e verdissime.
Somigliava vagamente a un fico,
un fico gigante.
Ma un fico non era.
Se provavi a spezzarne un rametto
non usciva una linfa bianco latte,
ma sgorgava autentico latte di bufala.
E i suoi frutti non erano frutti ma vere e proprie mozzarelle.

La Verdura che non parlava inglese

Napoli, intorno a mezzogiorno, mercato della Pignasecca. Da una bancarella di frutta e verdura un mazzo di vegetali (sì avete capito bene: un mazzo di vegetali) con il suo coro di vocine stridule ma potentissime, in mezzo alle facce allibite degli astanti, sta avendo un’animatissima discussione con un turista, di origine, probabilmente, anglossassone. “è inutile caro signore, che voi vi ostiniate a chiederci cosa diavolo siamo. Non è che noi veniamo a casa vostra a farvi la stessa domanda. Guardate che qui ci conoscono tutti e non abbiamo certo bisogno di presentazioni. Vabbé non conosciamo l’inglese, ma non è che siamo nati imparati, piuttosto ci dica: voi lo conoscete il napoletano? E allora, come dobbiamo fare… Guardate signò, per farci capire meglio, ma proprio perché siete voi, vi possiamo dire che noi siamo molto… ma molto.. amici di aglio, olio e peperoncino, quei tre figli di buonadonna, li conoscete vero? Ecco, ci sembra che li chiamiate garlic, oil e chili pepper, giusto? Con noi vanno d’a-c-c-o-r-d-i-s-s-i-m-o. Per non parlare della pizza con la salsiccia, letteralmente inconcepibile, quando noi non ci presentiamo all’appello. Avete capito adesso con che razza di squisitezza avete a che fare? No, però no, non ci dia della specie di broccoli, o di cime di rapa o di chissà cosa, così ci state offendendo. Sì, vabbé, forse…forse siamo più o meno lontani parenti, ma vi preghiamo cortesemente di non insistere, non siamo l’inflorescenza di nessuno: SIAMO FRIARIELLI, mica pinzellacchere.”

La Verdura che non parlava inglese

Napoli, intorno a mezzogiorno, mercato della Pignasecca. Da una bancarella di frutta e verdura un mazzo di vegetali (sì avete capito bene: un mazzo di vegetali) con il suo coro di vocine stridule ma potentissime, in mezzo alle facce allibite degli astanti, sta avendo un’animatissima discussione con un turista, di origine, probabilmente, anglossassone. “è inutile caro signore, che voi vi ostiniate a chiederci cosa diavolo siamo. Non è che noi veniamo a casa vostra a farvi la stessa domanda. Guardate che qui ci conoscono tutti e non abbiamo certo bisogno di presentazioni. Vabbé non conosciamo l’inglese, ma non è che siamo nati imparati, piuttosto ci dica: voi lo conoscete il napoletano? E allora, come dobbiamo fare… Guardate signò, per farci capire meglio, ma proprio perché siete voi, vi possiamo dire che noi siamo molto… ma molto.. amici di aglio, olio e peperoncino, quei tre figli di buonadonna, li conoscete vero? Ecco, ci sembra che li chiamiate garlic, oil e chili pepper, giusto? Con noi vanno d’a-c-c-o-r-d-i-s-s-i-m-o. Per non parlare della pizza con la salsiccia, letteralmente inconcepibile, quando noi non ci presentiamo all’appello. Avete capito adesso con che razza di squisitezza avete a che fare? No, però no, non ci dia della specie di broccoli, o di cime di rapa o di chissà cosa, così ci state offendendo. Sì, vabbé, forse…forse siamo più o meno lontani parenti, ma vi preghiamo cortesemente di non insistere, non siamo l’inflorescenza di nessuno: SIAMO FRIARIELLI, mica pinzellacchere.”

La Pizza di Toro Seduto

23 febbraio 1890. Il signor Esposito impresario italiano
del Circo Barnum stava accompagnando Mr. William Frederick Cody
e il grande capo Sioux Toro Seduto, a cena,
dopo l’enorme successo di pubblico che il celebre Wild West Show aveva ottenuto proprio quella sera a Napoli.
« Lo sa Mr. Cody che voi i bisonti li chiamate bufali
ma le nostre bufale sono quelle vere?
Se voi foste di queste parti potrebbe tenere come nome d’arte la Bufala Bill e nessuno farebbe un plissé…».
Sorry, I really don’t understand, disse Cody,
mentre il capo indiano sorrise tra se, sornione, ma senza proferir verbo.
Giunsero finalmente in una pizzeria di un conoscente dell’impresario, dalle parti della vecchia Vicaria dove Toro Seduto e Bufalo Bill assaggiarono per la prima volta l’autentica pizza napoletana, annaffiata da un generoso vino rosso vesuviano.
Toro Seduto in estasi dopo aver bissato l’ottima specialità
si alzò in piedi e tra lo stupore di tutti, qui proprio qui, pronunciò la famosa frase che oggi tutti conoscono:
« Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo bisonte,
pescato l’ultimo pesce,solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche »

La Pizza di Toro Seduto

23 febbraio 1890. Il signor Esposito impresario italiano
del Circo Barnum stava accompagnando Mr. William Frederick Cody
e il grande capo Sioux Toro Seduto, a cena,
dopo l’enorme successo di pubblico che il celebre Wild West Show aveva ottenuto proprio quella sera a Napoli.
« Lo sa Mr. Cody che voi i bisonti li chiamate bufali
ma le nostre bufale sono quelle vere?
Se voi foste di queste parti potrebbe tenere come nome d’arte la Bufala Bill e nessuno farebbe un plissé…».
Sorry, I really don’t understand, disse Cody,
mentre il capo indiano sorrise tra se, sornione, ma senza proferir verbo.
Giunsero finalmente in una pizzeria di un conoscente dell’impresario, dalle parti della vecchia Vicaria dove Toro Seduto e Bufalo Bill assaggiarono per la prima volta l’autentica pizza napoletana, annaffiata da un generoso vino rosso vesuviano.
Toro Seduto in estasi dopo aver bissato l’ottima specialità
si alzò in piedi e tra lo stupore di tutti, qui proprio qui, pronunciò la famosa frase che oggi tutti conoscono:
« Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo bisonte,
pescato l’ultimo pesce,solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche »

La Pronipote di Partenope

D’estate è molto facile incontrarla.
Di giorno, presso lo stabilimento balneare “Napolinesia” a Marechiaro dove lavora.
Invece all’ora di cena, puoi facilmente trovarla insieme ad amici e amiche da Fratelli la Bufala a Mergellina, dove va spesso a fare serata.
Sui venticinque anni, occhi verde smeraldo, pelle ambrata, tratti vagamente orientali, un sorriso incantatore e disarmante.
Si chiama Maria Ruocco ma per tutti è confidenzialmente solo Tahiti.
Dicono, che durante la notte di S.Lorenzo,
quando cadono le stelle, non possa mai resistere a un bagno di mezzanotte.
Dicono, che per lei, ogni anno e sempre alla stessa ora,
il mare abbia un canto talmente irresistibile, che non riesce mai a sottrarsi.
Dicono, che sentirla rispondere al mare in quella rara occasione sia un’esperienza davvero irripetibile e che quando poi s’immerge, tutto intorno diventa intriso di magia, il golfo di Napoli sembra un sogno e lei pare diventare quasi del colore delle stelle mentre nuota come una sirena
con la sua coda d’argento.
Dicono sia tale e quale ad una sua illustre e lontanissima parente. Dicono…

La Pronipote di Partenope

D’estate è molto facile incontrarla.
Di giorno, presso lo stabilimento balneare “Napolinesia” a Marechiaro dove lavora.
Invece all’ora di cena, puoi facilmente trovarla insieme ad amici e amiche da Fratelli la Bufala a Mergellina, dove va spesso a fare serata.
Sui venticinque anni, occhi verde smeraldo, pelle ambrata, tratti vagamente orientali, un sorriso incantatore e disarmante.
Si chiama Maria Ruocco ma per tutti è confidenzialmente solo Tahiti.
Dicono, che durante la notte di S.Lorenzo,
quando cadono le stelle, non possa mai resistere a un bagno di mezzanotte.
Dicono, che per lei, ogni anno e sempre alla stessa ora,
il mare abbia un canto talmente irresistibile, che non riesce mai a sottrarsi.
Dicono, che sentirla rispondere al mare in quella rara occasione sia un’esperienza davvero irripetibile e che quando poi s’immerge, tutto intorno diventa intriso di magia, il golfo di Napoli sembra un sogno e lei pare diventare quasi del colore delle stelle mentre nuota come una sirena
con la sua coda d’argento.
Dicono sia tale e quale ad una sua illustre e lontanissima parente. Dicono…

La bufalina con un corno solo

Era amata da tutta la mandria,
benché non la trovassero proprio bellissima,
forse a causa di quell’unico corno rosso vicino alle narici
e non due, sopra alle orecchie come tutti gli altri,
o per il colore assai più chiaro e l’aspetto della pelle
che sembrava più un carro armato che un manto da bufalo.
Nonostante ciò sprizzava simpatia e gioia di vivere
da tutti i pori, tant’è che divenne presto la mascotte
di quella mandria di bufale e bufali.
E tu chi sei, cosa ci fai qui?
disse il fattore quando si accorse all’improvviso della sua presenza, con tutta l’intenzione di allontanarla dal branco.
Non l’avesse mai fatto, a quel punto l’intera mandria si strinse intorno alla piccola come un sol bufalo per proteggerla, facendo chiaramente capire al fattore che non era cosa. Così la piccola continuò a vivere (e ancora vive) felice e contenta, in quell’allevamento dalle parti di Salerno, convinta di essere la più amata tra le bufale e senza che nessuno, ad oggi, sia riuscito poi a scoprire se in realtà fosse un unicorno femmina in fuga dal paese delle fate o una vivacissima rinocerontina scappata da un circo.
Nel dubbio, chi passa da quelle parti, la chiama affettuosamente Rinuccia, e lei sorride.

La bufalina con un corno solo

Era amata da tutta la mandria,
benché non la trovassero proprio bellissima,
forse a causa di quell’unico corno rosso vicino alle narici
e non due, sopra alle orecchie come tutti gli altri,
o per il colore assai più chiaro e l’aspetto della pelle
che sembrava più un carro armato che un manto da bufalo.
Nonostante ciò sprizzava simpatia e gioia di vivere
da tutti i pori, tant’è che divenne presto la mascotte
di quella mandria di bufale e bufali.
E tu chi sei, cosa ci fai qui?
disse il fattore quando si accorse all’improvviso della sua presenza, con tutta l’intenzione di allontanarla dal branco.
Non l’avesse mai fatto, a quel punto l’intera mandria si strinse intorno alla piccola come un sol bufalo per proteggerla, facendo chiaramente capire al fattore che non era cosa. Così la piccola continuò a vivere (e ancora vive) felice e contenta, in quell’allevamento dalle parti di Salerno, convinta di essere la più amata tra le bufale e senza che nessuno, ad oggi, sia riuscito poi a scoprire se in realtà fosse un unicorno femmina in fuga dal paese delle fate o una vivacissima rinocerontina scappata da un circo.
Nel dubbio, chi passa da quelle parti, la chiama affettuosamente Rinuccia, e lei sorride.

Pizze Spaziali

Data astrale 2163 dell’era terrestre. Sulla stazione orbitante Pausilypon 3 si festeggia il cinquantesimo anniversario della privatizzazione di Marte. Il comandante nippo-partenopeo Ciro Ishigawa sfida l’androide Owen T 30 in una gara all’ultima pizza. Gli impasti volano in assenza di gravità, poi ognuno prende i propri e la competizione ha inizio. Ishigawa si dirige verso il suo specialissimo forno olografico a legna, mentre Owen ha deciso di cucinarla (povero lui) direttamente in uno scomparto forno all’interno di se. Quale sarà la pizza più buona più autentica più fragrante, di tutte le galassie? Si accettano scommesse, ma è davvero molto difficile che Ciro perda, anche perché nella pizza ha messo il suo imbattibile ingrediente segreto, un’autentica mozzarella di bufala… di Alpha Centauri.

Pizze Spaziali

Data astrale 2163 dell’era terrestre. Sulla stazione orbitante Pausilypon 3 si festeggia il cinquantesimo anniversario della privatizzazione di Marte. Il comandante nippo-partenopeo Ciro Ishigawa sfida l’androide Owen T 30 in una gara all’ultima pizza. Gli impasti volano in assenza di gravità, poi ognuno prende i propri e la competizione ha inizio. Ishigawa si dirige verso il suo specialissimo forno olografico a legna, mentre Owen ha deciso di cucinarla (povero lui) direttamente in uno scomparto forno all’interno di se. Quale sarà la pizza più buona più autentica più fragrante, di tutte le galassie? Si accettano scommesse, ma è davvero molto difficile che Ciro perda, anche perché nella pizza ha messo il suo imbattibile ingrediente segreto, un’autentica mozzarella di bufala… di Alpha Centauri.

La bufala di fatto

Dopo una lunga giornata spesa tra i vicoli di spaccanapoli sulle tracce del diabolico Professor Muriarty, Herlock Sholmes e il fido Wetson, si recano da Gambrinus, dove hanno appuntamento col commissario Riccardi. «Veda caro amico, lei ci deve aiutare, perché c’è una cosa che non riusciamo davvero a capire, che è poi forse la chiave dell’enigma che ci permetterà di acciuffare il perfido M, e che solo un napoletano autentico com’è lei può sapere: perché si usa la medesina parola per definire una cosa che si mangia ed un’altra che in un certo senso si riceve. Perché la Bufala è sia una squisita e concreta mozzarella che un’affermazione inverosimile e quindi evanescente» Lei mi sta chiedendo caro Sholmes, se in un certo senso esista una differenza tra una Bufala di nome e una Bufala di fatto? «Eh sì che esiste gentili signori: le bufale di nome, sono quelle carni e quelle mozzarelle che non si sa bene da dove provengano e non si sa bene, come e con cosa siano state fatte, mentre la Bufala di fatto, è soltanto quella campana a denominazione d’origine protetta. Spero di esservi stato d’aiuto perché su questo argomento non c’è proprio più nulla da dire. È solo il sapore che parla, il sapore della Bufala» Una luce, all’improvviso brillò negli occhi dell’inglese che senza troppi convenevoli, calatosi il celebre berretto, abbandonò Riccardi e Wetson ai loro aperitivi e scomparve poi immediatamente a passo sempre più sostenuto tra la gente che passeggiava su via Toledo…ma questa è un’altra storia.

La bufala di fatto

Dopo una lunga giornata spesa tra i vicoli di spaccanapoli sulle tracce del diabolico Professor Muriarty, Herlock Sholmes e il fido Wetson, si recano da Gambrinus, dove hanno appuntamento col commissario Riccardi. «Veda caro amico, lei ci deve aiutare, perché c’è una cosa che non riusciamo davvero a capire, che è poi forse la chiave dell’enigma che ci permetterà di acciuffare il perfido M, e che solo un napoletano autentico com’è lei può sapere: perché si usa la medesina parola per definire una cosa che si mangia ed un’altra che in un certo senso si riceve. Perché la Bufala è sia una squisita e concreta mozzarella che un’affermazione inverosimile e quindi evanescente» Lei mi sta chiedendo caro Sholmes, se in un certo senso esista una differenza tra una Bufala di nome e una Bufala di fatto? «Eh sì che esiste gentili signori: le bufale di nome, sono quelle carni e quelle mozzarelle che non si sa bene da dove provengano e non si sa bene, come e con cosa siano state fatte, mentre la Bufala di fatto, è soltanto quella campana a denominazione d’origine protetta. Spero di esservi stato d’aiuto perché su questo argomento non c’è proprio più nulla da dire. È solo il sapore che parla, il sapore della Bufala» Una luce, all’improvviso brillò negli occhi dell’inglese che senza troppi convenevoli, calatosi il celebre berretto, abbandonò Riccardi e Wetson ai loro aperitivi e scomparve poi immediatamente a passo sempre più sostenuto tra la gente che passeggiava su via Toledo…ma questa è un’altra storia.

La più buona del reame

La pizza Regina si avvicinò allo specchio magico e chiese: « Specchio, specchio, servo delle mie brame, qual è la più bella del reame? ». Tu o mia Regina, rispose lo specchio parlante, senz’altro tu sei la più bella, ma non la più buona. La più buona si chiama Lazzarella, la fanno a Mergellina, ed è squisita e sbarazzina come nessun altra al mondo. Guarda o mia Regina con quanta voracità viene gustata, con quanto ardore è desiderata. Tutti la amano, tutti la vogliono, perché è semplice e unica. Mi spiace tanto o mia cara Regina, ma Lazzarella è cchù bona ‘e te. La pizza Regina a quel punto, in preda alla rabbia iniziò a strapparsi via tutti i carciofi di dosso, mentre le olive nere denocciolate caddero una ad una come lacrime di disperazione… che più tardi asciugò con una bella fetta di prosciutto cotto.

La più buona del reame

La pizza Regina si avvicinò allo specchio magico e chiese: « Specchio, specchio, servo delle mie brame, qual è la più bella del reame? ». Tu o mia Regina, rispose lo specchio parlante, senz’altro tu sei la più bella, ma non la più buona. La più buona si chiama Lazzarella, la fanno a Mergellina, ed è squisita e sbarazzina come nessun altra al mondo. Guarda o mia Regina con quanta voracità viene gustata, con quanto ardore è desiderata. Tutti la amano, tutti la vogliono, perché è semplice e unica. Mi spiace tanto o mia cara Regina, ma Lazzarella è cchù bona ‘e te. La pizza Regina a quel punto, in preda alla rabbia iniziò a strapparsi via tutti i carciofi di dosso, mentre le olive nere denocciolate caddero una ad una come lacrime di disperazione… che più tardi asciugò con una bella fetta di prosciutto cotto.